Agosto 3rd, 2026 — General
Quello che abbiamo sempre detto: territori devastati da opere nemmeno terminate per il megaevento, un afflusso sempre più alto e incontrollato di un turismo predatorio e coloniale, fatto di suv e sagre che di tipico hanno solo il color verde degli alpini. Questi innocui volontari, che si sono occupati ovviamente anche delle olimpiadi, che “difendono il territorio”, preparano polenta e bevono vino, organizzano mini naje travestite da campi estivi per bambini e bambini, non sono altro che uno dei molti modi di far accettare l’immagine del militare e del soldato che, all’occorrenza, è pronto a morire per la patria.

Le olimpiadi di guerra non potevano non portare con sé anche la loro scia di repressione: l’operazione antianarchica del 16 giugno ha aperto le porte del carcere a 7 compagni e compagne accusati di terrorismo per alcuni sabotaggi alla linea ferroviaria nel periodo di Milano Cortina, due di loro sono stati accusati invece di “terrorismo della parola” perché durante le perquisizioni sono stati rinvenuti opuscoli e testi. Il 9 luglio il riesame ha fatto cadere le misure cautelari per i sei accusati/e di terrorismo, il 10 luglio anche per uno dei compagni accusati di terrorismo della parola. In attesa della liberazione anche di Pietro, ultimo compagno ancora in carcere, vogliamo ricordare tutte le compagne e i compagni in carcere, in particolare Alfredo Cospito che rimane in quella tomba per vivi che è il 41 bis.
La vera violenza è quella dello Stato e di chi, tutti i giorni, violenta e distrugge territorio e popolazioni, umane e non umane, attraverso colonialismo, guerre, genocidi, capitalismo, turismo.
Agosto 3rd, 2026 — General
Se non ammazzano qualcuno ogni giorno, a Gaza, in Cisgiordania e, se possibile, anche in Libano, non sono soddisfatti. Una carneficina quotidiana che l’esercito israeliano può permettersi tranquillamente. Impunito e ben oliato dalla radicata complicità dei nostri democratici regimi occidentali: Stati Uniti, Canada, Unione Europea ma anche Paesi arabi, India, Giappone, Corea del Sud, Australia e Taiwan. Nessuno ci toglierà dalla testa la “folle idea” che Stato più Esercito è uguale a Guerra. Nel caso di Israele i ruoli si sono invertiti. È l’Esercito che direziona la politica dello Stato con l’intera popolazione di ambo i sessi addestrata all’uso delle armi. Il pensiero unico dell’ebreo perseguitato nel mondo e assediato in Israele è il collante velenoso che tiene insieme l’ideologia sionista nel sistema nazional-religioso e in buona parte suprematista. Voler cancellare un popolo come quello palestinese, gravoso ostacolo al colonialismo di insediamento israeliano, ricorda molto la soluzione finale che il regime nazista voleva realizzare contro gli ebrei del secolo scorso.
Il genocidio tuttora in corso, dopo aver preso letteralmente di mira bambini e minorenni nell’azione preventiva di eliminare i nemici del futuro, è oggi operativo con l’arma della sete, della fame, della negazione sanitaria, del degrado quotidiano di condizioni disperate.
In questo contesto qualche soldato israeliano si è suicidato, altri giovani pagano con il carcere il rifiuto del servizio militare, intere famiglie emigrano in altri Paesi e una minoranza di attivisti solidarizza concretamente con i palestinesi. Tutti considerati vigliacchi, codardi e traditori dalla maggioranza dell’opinione pubblica.
Nella retorica ipocrita di alcuni Stati democratici la soluzione dei due popoli due Stati suona come una marcia funebre. I palestinesi della Cisgiordania non hanno bisogno di uno Stato, necessitano della cessazione di una occupazione militare che dura dal lontano 1967 e del ritiro dei coloni dalle loro terre, per potersi amministrare orizzontalmente in libere comunità. È la Comunità Europea che marca male. Sanzioni alla Russia quando Israele meriterebbe un embargo totale che nessuno Stato del vecchio continente si prenderà la responsabilità di mettere in pratica per opportunismo economico, politico e tecnologico.
È solo dal basso che si potrà contrastare Israele e il suo pericoloso modello di ordine coloniale importato e assimilato dai nostri governi. La forte presenza poliziesca e militare nelle nostre città, la sorveglianza digitale, i Daspo, le zone rosse, un codice penale e decreti sicurezza sempre più restrittivi sono un chiaro esempio di questo modello. Sul territorio nazionale i nuovi palestinesi saranno i migranti, le fasce sociali impoverite, chi protesta e lotta per spazi di libertà economici, abitativi, ambientali e i dissidenti attivi contro l’ordine autoritario.
Restando contemporaneamente tutti assediati da un disastro ecologico che ci vede vittime e complici nel nostro inconsapevole benessere consumista.
Per il dott. Camnasio, giudice del tribunale di Sondrio, non c’è stata la volontà di chiudere il procedimento contro i 5 indagati con l’accusa di aver organizzato il corteo spontaneo del 22 settembre scorso.
I fatti dovrebbero essere noti a tutti. In solidarietà alla Global Sumud Flotilla e al popolo palestinese, dopo la conclusione del presidio ufficiale, in circa 150 si partiva manifestando dalla Prefettura al piazzale della Stazione. Nessuna intenzione di bloccare la ferrovia locale già abbondantemente disastrata dalla pessima gestione Trenord. Grave allarme sociale per Digos e Procura che non potendo incriminare tutti i 150 manifestanti ne indagavano 5 volendoli ritenere promotori dell’evento. Durante l’udienza predibattimentale del 18 giugno la difesa faceva presente che il reato contestato non poteva essere perseguito penalmente in quanto con il nuovo decreto sicurezza veniva trasformato in sanzione amministrativa, cioè una salatissima multa. Però giuridicamente (il solito pasticcio all’italiana) non applicabile essendo il reato in questione commesso prima dell’approvazione del decreto stesso. Tesi questa sostenuta anche dal Pubblico Ministero.
Cavarsela così, senza alcuna punizione, forse non è garbato al giudice che preferendo lavarsene le mani in stile Ponzio Pilato ha trasmesso il fascicolo processuale al Prefetto. Viene da chiedersi
a questo proposito se stiamo tornando agli anni Venti e Trenta del Novecento quando l’ordine pubblico era garantito da Questori,
Prefetti e Podestà.
Luglio 29th, 2026 — General
È giunta al capolinea presso il tribunale di Milano la telenovela giudiziaria partita per “danneggiamento aggravato” in merito a scritte di solidarietà ad Alfredo Cospito, apparse su alcuni muri di Morbegno e Sondrio. All’alba del 27 febbraio 2023 i locali carabinieri effettuavano due perquisizioni domiciliari nei confronti di due attivisti antiautoritari indagati per l’uso notturno di bombolette spray. Venivano sequestrati volantini, riviste, telefoni smart e computer ed iniziava così l’iter processuale.
In seguito gli imputati venivano condannati ad una pena amministrativa dal tribunale di Sondrio che declassava il “danneggiamento aggravato” a semplice imbrattamento. Lo scorso 22 giugno la Corte di Appello di Milano ha assolto entrambi gli imputati.
Se le scritte in questione fossero state espressioni
di tifo sportivo non avrebbero certo preso il via
indagini così estese, approfondite e costose.
Il danneggiamento alle tasche dei contribuenti è veramente aggravato.
Aprile 27th, 2026 — General
L’IMPERO DEL MALE A STELLE E STRISCE
Con la cosiddetta “scoperta” dell’America (1492) è iniziato il genocidio delle popolazioni native presenti sul continente da migliaia di anni. Nell’America del Nord la guerra di indipendenza contro la corona britannica a opera delle 13 colonie insediatesi sulla costa Atlantica ha segnato, nel 1783, la nascita degli Stati Uniti. Dietro le retoriche repubblicane e democratiche della nuova Nazione vi fu l’azione dei grandi proprietari terrieri, discendenti dei coloni europei anglosassoni ben intenzionati a espandere i loro domìni verso ovest. Prime vittime di questo nuovo Stato furono gli indiani Irochesi colpevoli dell’alleanza con gli inglesi poiché da loro ritenuti, non a torto, bianchi meno invasivi.

Durante l’Ottocento la conquista del West fino alle coste del Pacifico segnò il massacro di tutte le tribù indigene perché ribelli, non sottomesse o semplicemente eccedenti. Gli USA acquistarono l‘Alaska dallo zar di Russia, la Louisiana dalla Francia di Napoleone e la Florida dalla Spagna. In seguito buona parte del Messico, dalla California al Texas, fu annesso dopo una guerra che stabilì i nuovi confini sulle rive del Rio Grande.
Non mancò una sanguinosa guerra civile con gli Stati industriali del Nord che sconfissero gli Stati latifondisti del Sud, ufficialmente per abolire la schiavitù agraria, affermando in pratica i valori del profitto capitalista a condizione di servitù volontaria per l’intera popolazione. Nella guerra contro la Spagna nel 1898 gli USA ottennero i primi possedimenti coloniali: Cuba, Portorico e Filippine.
Per la cronaca: il presidente McKinley, grande mito di Trump per il suo interventismo guerrafondaio morì nel 1901 a seguìto dei colpi di pistola di un anarchico di origini polacche.
La grande potenza economica, e quindi militare, degli Stati Uniti si è consolidata nei secoli con il lavoro di schiavi rapiti in Africa fin dai primi anni del ‘6OO e con lo sfruttamento disumano di proletari e diseredati provenienti da tutta Europa in continui flussi migratori per sfuggire a fame e miseria. Uno sviluppo industriale e una economia finalizzata all’azione bellica in una logica imperiale, cercando di allargare sempre più il proprio ”cortile di casa” al resto del mondo. La guerra come costante per gli interessi degli oligarchi americani e linfa vitale per il potere del dollaro. Con la follia di due devastanti Guerre Mondiali gli Stati Uniti si insediarono in pianta stabile nell’Europa occidentale, certo liberandoci dal nazifascismo dopo aver bombardato le nostre città provocando migliaia di vittime civili. Con Hiroshima e Nagasaki, a un Giappone ormai sconfitto militarmente non toccò sorte migliore.
Dopo il 1945 con la guerra fredda in antagonismo all’URSS e nei decenni successivi, le guerre americane e l’appoggio attivo ai regimi più autoritari insanguinarono quasi tutti i continenti, anche dopo la caduta dell’impero sovietico. Se Corea, Vietnam, Iraq, Afghanistan sono stati teatri di guerra del passato, l’espansione della NATO verso la Russia ha innescato il conflitto armato in Ucraina mentre ai giorni nostri l’aggressione contro l’Iran resta una pericolosa incognita, non solo energetica.
Discorso a parte meriterebbe Israele che, senza l’appoggio USA, non avrebbe potuto destabilizzare il Medio Oriente perseverando nella pulizia etnica dei palestinesi che, vivendo in Palestina, sono un ostacolo al colonialismo di insediamento israeliano. Del resto tra suprematisti ci si intende, condividendo la stessa cultura del genocidio.
Per concludere due parole su Trump, che non va considerato un’anomalia
bensì un distillato dei valori dell’attuale classe dominante statunitense. L’impero colpisce come sempre, ha solo tolto la maschera nell’operare crimini contro l’umanità alla luce del sole.
…E TUTTI GLI ALTRI PICCOLI O GRANDI COLONIALISMI DEL MALE
Se ci viene più immediato il rifiuto dell’imperialismo Usa e occidentale, il fronte a noi più vicino, quello contro cui anche fisicamente possiamo incidere, ci è molto chiaro che non ci sono altri fronti amici, altri Stati buoni perché in opposizione, o meglio contrapposizione, all’imperialismo di “casa nostra”.
La Cina, da tanti ancora osannata come faro dell’anti-imperialismo, affianca, e a volte sostituisce, i colonialisti occidentali nel continente africano, si espande economicamente in tutto il globo, insieme al Giappone è tra i primi creditori del debito pubblico degli USA, e, soprattutto, è all’avanguardia per aspetti di digitalizzazione e controllo: basti pensare al modello del credito sociale per il quale a ogni abitante viene dato un punteggio, e risultati bassi impediscono l’accesso ai servizi essenziali; si tratta di un modello di omologazione a regole imposte, che incentiva la delazione e il conformismo.
La Russia, che vorrebbe tornare agli antichi fasti dell’epoca zarista o stalinista, con la sua atroce repressione del dissenso necessaria a mantenere il potere autocratico e a sostenere la guerra esterna, manda a morire al fronte migliaia di persone, come fa l’Ucraina, sostenuta dall’Occidente. L’unica risposta possibile arriva dalle migliaia di disertori su ogni fronte, che si rifiutano di morire per la patria e di uccidere fratelli, parenti, sfruttati del fronte opposto.
Gli Stati arabi, a parole a fianco della causa Palestinese, con le loro politiche commerciali e militari, manifestano il loro obiettivo di mantenere collaborazioni economiche e politiche con Israele e l’Occidente, e di proteggere interessi nel continente africano.

L’anti-imperialismo non è affare di Stati. Dovremo forse cercarlo nelle tante resistenze delle popolazioni contro le rispettive nazioni e governi: mentre noi lottiamo, qui dove viviamo, contro le guerre degli Stati, quella esterna guerreggiata e quella interna fatta di repressione, confidiamo che in altri luoghi del mondo ci sia la stessa volontà e lotta.
Resistenza e solidarietà tra gli oppressi, senza divisione di fronti, contro Stati e contro il potere, a qualsiasi latitudine, ecco il vero anti-imperialismo.
Gennaio 26th, 2026 — General
In tutto il mondo la guerra infuria: procede senza tregua il genocidio in Palestina così come il conflitto Nato/Ucraina e Federazione Russia, dove non si contano i giovani diventati carne da cannone su entrambi i fronti, ma soprattutto non si raccontano le tante diserzioni e insurrezioni in entrambi i paesi.
Le rivolte in Iran vengono soffocate nel sangue e in America, mentre il Presidente promette di difendere i manifestanti iraniani minacciando possibili attacchi per esportare un po’ di democrazia dopo il Venezuela, i mercenari dell’ICE uccidono a sangue freddo una donna che si oppone ai loro rastrellamenti.
Tutti questi casi mostrano il volto violento e diretto della repressione. Sul fronte interno di molti paesi è invece la magistratura che si occupa di mettere alle strette chi cerca di lottare contro il mondo della guerra.
In Inghilterra, i tre Prisoners for Palestine a rischio vita dopo un lunghissimo e determinato sciopero della fame, lo hanno da poco interrotto dopo aver avuto la notizia della caduta dell’accordo da 2 miliardi di sterline con Elbit, colosso sionista delle armi.
Hanno dimostrato che la lotta non si ferma nemmeno con la carcerazione, che c’è chi è disposto a giocarsi fino all’ultimo respiro per lottare anche se imprigionato.
Se la magistratura italiana può arrestare per terrorismo e finanziamento ad Hamas persone che hanno fatto parte del grande movimento per la lotta a fianco del popolo palestinese, se può condannare Anan Yaeesh a 5 anni e sei mesi di carcere per aver lottato nella sua terra per la liberazione, entrambe indagini basate su informazioni e dati forniti dallo stato sionista occupante, se può tenere in carcere Ahmed per dei post sui social media, se può comminare in tutta Italia chiusure di indagini e avvio di processi per chi ha partecipato a questo periodo di manifestazioni, noi possiamo fare la nostra parte.
Non lasciarci piegare e rispondere in modo compatto, evitando di cadere nel loro tranello che divide i manifestanti in buoni e cattivi, o di credere nella buona fede della magistratura, dei processi e delle istituzioni democratiche.
Ma unirci dal basso, dare sostegno a chi è indagato e sopratutto a chi è incarcerato. I nuovi decreti sicurezza, quello già approvato e quello appena abbozzato, sempre più stringenti e mirati, formalizzano e ampliano procedure create in passato contro precise aree politiche, e le estendono potenzialmente a tutti coloro che non stanno al loro posto.
Arresti e indagini per terrorismo ce ne sono sempre state, ricordiamo i tanti e tante compagne e compagni indagati o condannati, e in particolare Alfredo Cospito, da 4 anni rinchiuso in quella tomba per vivi che è il 41 bis, per il quale a maggio si deciderà per il rinnovo o meno di questa tortura legale.
Ora che la platea dei possibili sovversivi si amplia, la maschera di accettabilità democratica mostra forse qualche crepa in più. La Palestina in questi 80 anni ci ha mostrato come lottare per la propria libertà insieme, senza arrendersi mai, anche quando tutto è in fiamme e il dolore è così tanto da non poterlo nemmeno immaginare.
Solidarietà ai detenuti e alle detenute nelle carceri israeliane
Solidarietà ai detenuti e alle detenute politiche nel mondo
Solidarietà alla resistenza palestinese e ai ribelli in tutto il mondo
Guerra alla guerra! Al fianco dei disertori di ogni fronte!
Gennaio 23rd, 2026 — General
Ormai a Olimpiadi in corso la controinformazione critica, in merito allo scempio provocato dall’evento speculativo/sportivo è stata messa in campo da tempo, cadendo troppo spesso nel vuoto.
Purtroppo dal 2019 a oggi in Valtellina non si è creato un movimento di contestazione per una seria difesa dei nostri territori dalla cricca Sala (Sindaco di Milano), Fontana e Zaia (presidenti leghisti di Lombardia e Veneto). Centrosinistra e centrodestra uniti nel promuovere l’evento olimpico con la promessa iniziale di non utilizzare un euro di fondi pubblici e, parlando in malafede con lingua biforcuta, di Olimpiadi sostenibili interamente finanziate da capitali privati.
Tra indifferenza e qualche malumore gli abitanti della nostra Valle restano come sempre passivi sudditi poco disposti a opporsi alle pratiche coloniali energetiche e turistiche calate dall’alto. Non che Cortina e Milano abbiano eccelso nelle contestazioni anti-olimpiche. L’abbattimento di centinaia di larici secolari per costruire una assurda pista da bob a Cortina e gli innumerevoli sfratti a Porta Romana per dar spazio al villaggio olimpico a Milano, restano a dimostrazione di quante speculazioni siano prioritarie alla faccia dell’ambiente e del bene comune. Unica nota positiva in Valtellina la contestazione alla tangenzialina nella piana dell’Alute a Bormio. Progetto abbandonato per le forti contestazioni e momentaneamente confinato in qualche cassetto istituzionale in attesa di tempi migliori per realizzarlo in un futuro non troppo lontano.
Vedremo, a evento concluso, il reale bilancio non solo economico di quanto resterà sui territori lombardo-veneti violentati da asfalto, cemento, impianti di risalita e cantieri infiniti. Valuteremo i danni di una viabilità stradale e ferroviaria già ingolfata in periodi ordinari, gli effetti negativi della didattica a distanza per gli studenti, il caos e i limiti delle linee rosse contro la libera circolazione verso l’Alta Valle. Senza per questo dimenticare gli sprechi di energia e acqua pubblica per alimentare i cannoni sparaneve sponsorizzati Eni, gigante del colonialismo energivoro in mezzo mondo, che garantisce la sostenibilità dei giochi. E neppure il ruolo di Leonardo Spa, main partner per la sicurezza dell’evento, che con le tecnologie di guerra testate in mezzo mondo, anche sui palestinesi, garantirà il pacifico svolgimento dei giochi. Così “lo Spirito Italiano vibrante e dinamico” del libero mercato potrà apertamente favorire i guadagni privati, con la tranquillità garantita dal soccorso di denari pubblici (7 miliardi di euro) a copertura del deficit.
Costruttori, imprenditori, politici e ruffiani vari l’oro olimpico lo hanno già in tasca, perché l’importante non è vincere ma partecipare agli affari.
Di conseguenza l’oro olimpico per ogni atleta ci costerà 35 milioni di euro.
Gennaio 23rd, 2026 — General
Il numero 19, dell’inverno 2026 è “speciale”, un numero doppio per dedicare spazio alla critica del mega-evento-devastazione che sono le Olimpiadi Milano – Cordina – (Valtellina) 2026, oltre che al clima di repressione che sta colpendo movimenti e compagni, in Italia e non solo.
Speriamo sia cosa gradita.
Nota bene: questo numero è impaginato diversamente, in modo da facilitare la lettura on line e su dispositivi. Ma noi preferiamo il cartaceo: per stamparlo e diffonderlo, si può lanciare stampa come “opuscolo” impaginando su A4 orizzontale con ribaltamento lato corto.
Buona lettura e condivisione.

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Ottobre 14th, 2025 — General
Dagli U.s.a. all’Indonesia, dall’Ecuador all’Europa: quello di cui i media ci parlano poco e male. Dalla rivolta contro ricche oligarchie (Indonesia), all’indignazione per la violenza e le bombe sui palestinesi (Europa), dalla rabbia contro il razzismo istituzionale (U.sa.), alla lotta contro la devastazione ambientale neoliberista (i nativi in Ecuador). Motivi diversi, fiumi di persone nelle piazze, rivolte popolari. Le proteste, pur variegate, restano orgogliosamente indipendenti e senza capi.


Protagonisti sono i giovani e giovanissimi. Altre proteste antigovernative sono in corso in Nepal, in Marocco, in Madagascar, India e Perù. Capita in alcuni casi che gli oppressori vengano tirati giù dal piedistallo e diventino un po’meno distanti. In altri casi le manifestazioni puntano a “bloccare” l’ingranaggio che muove oppressione e violenza istituzionale.

Gli esiti finali non sono scontati ma in queste prese di coscienza nelle nuove generazioni è evidente un fermento da non sottovalutare, la disponibilità azzardata a mettere in discussione quello che per troppo tempo, per ignavia, abitudine o senso di impotenza, è stato lasciato intoccato.

Ottobre 14th, 2025 — General
Una guerra, o l’eliminazione fisica di una popolazione, non la si improvvisa così dall’oggi al domani. Motivazioni ideologiche, religiose, politiche, etniche e pure economiche giustificano massacri o sistematici genocidi contro quella parte di umanità eccedente che ostacola i piani espansionistici di ogni apparato di potere. E’ la struttura organizzata, di tutti gli Stati, fatta di esercito, forze di polizia, industrie belliche, logistica, propaganda mediatica, nazionalista e altro ancora, a orchestrare la marcia funebre per intere popolazioni.
In fatto di guerre e genocidi gli Stati Uniti hanno fatto scuola al resto del mondo. Rubando nel corso dei secoli i territori dei popoli nativi dopo averli criminalizzati (terroristi Apache e Sioux), massacrati e deportati in apposite riserve che ricordano molto i campi profughi. Agli inizi del Novecento lo Stato turco ha ben imparato la lezione con la pulizia etnica del popolo armeno per poi utilizzare identiche pratiche, anni dopo, con i curdi, incontrando però una fortissima resistenza popolare basata sulla lotta per la propria autodeterminazione e su un nuovo modello di società. L’Olocausto degli ebrei si è invece realizzato in tutta Europa con la complicità di troppi collaborazionisti dei regimi nazi-fascisti.
Ma parliamo oggi del Ruanda, del Congo, del Sudan. Scontri e rivolte interne alimentati e supportati dalle potenze coloniali di ieri e dalle moderne multinazionali per saccheggiare risorse minerarie strategiche, provocando milioni di morti e di profughi nell’indifferenza generale.
Nel caso di Gaza e della Cisgiordania, occupata militarmente dal 1967, i massacratori israeliani di turno, siano essi soldati o coloni, non si sono limitati alla violenza contro le popolazioni. Continuano a distruggere coltivazioni, scuole, abitazioni, agrumeti, pascoli, uliveti, inquinando sorgenti e uccidendo animali domestici e selvatici. Non amano le terre di Palestina, le vorrebbero solo possedere. Con le stesse dinamiche colonialiste di chi pratica una violenza carnale pianificata nel dominare territori e nel devastarli per le solite logiche speculative del profitto.
Ottobre 14th, 2025 — General
Due popoli nessuno Stato sarebbe la soluzione ideale per la Palestina. Un territorio gestito orizzontalmente soltanto a livello amministrativo senza, per l’appunto, la piramide dello Stato con le sue forze armate e il suo apparato burocratico. Una splendida utopia oggi assai lontana dalla realtà dei fatti.
Riconoscere o meno lo Stato di Palestina o condannare solo a parole il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania significa nell’immediato non voler andare alla radice del problema. Solo atti concreti come le mobilitazioni spontanee e selvagge, i blocchi in tutto il paese, potranno portare alla sospensione degli accordi militari, commerciali, sportivi con lo Stato genocida di Israele. Tutto il resto è ipocrisia di Stato a partire dalle retoriche politiche e sindacali di chi, all’ultimo momento, vuole con un colpo di spugna cancellare le proprie connivenze e dirottare la lotta per la Palestina, togliendo voce alle vere istanze del popolo palestinese. Ipocrisia di una Unione Europea impegnata ad alimentare la propaganda di guerra contro la Russia, per sostenere i propri piani di riarmo in un nuovo scenario di guerra globale, e per sostenere i piani neo-coloniali di Trump e Blair per controllare in modo definitivo le terre di Palestina. Ipocrisia di Stati a cui non interessa fermare il genocidio a Gaza e le continue aggressioni militari israeliane nel resto del Medio Oriente, Mediterraneo compreso. Per questo sappiamo che è solo dal basso che tutto questo si può fermare, dai popoli in rivolta in Europa come in tutto il mondo!