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Tra biologico, intensivo e digitale: agricolture al bivio

Gli anni di pandemia sono stati un periodo proficuo per aumentare la pressione da parte di istituzioni e multinazionali hi-tech della digitalizzazione in agricoltura: trattori autonomi, telecamere e droni, intelligenza artificiale, robotica, … promozione degli ogm… Sarebbe però meglio distinguere tra agricoltura e allevamento e tra ‘bio’ e ‘intensivo’.

Ma bisogna considerare che nella coltivazione l’importanza del biologico può essere anche sensibile, visto che a fronte di costi maggiori, consente di preservare l’ambiente e i terreni e di evitare inquinanti in dosi massicce.

Lo stesso non si può dire dell’ “allevamento biologico”: l’allevamento cosiddetto bio, che dalle nostre parti coincide con quello “degli alpeggi” è un paravento a favore di etichette e pubblicità bucoliche e richiamo a tradizioni passate, per nascondere la realtà costante fatta di sfruttamento: capannoni, antibiotici, foraggi ogm, uccisione e ingravidamento forzato … una serie di orrori che gli umani nella storia moderna hanno dimostrato di saper estendere anche ai propri simili, in modo asettico e razionale. Un sistema inaccettabile verso gli umani, ma approvato e finanziato se coinvolge altri animali senzienti.

Senzienti vuol dire che ‘sentono’ paura, emozioni, ricordi, che in natura avrebbero rapporti sociali, che apprendono esperienze e le trasmettono fra generazioni.

Non c’è miglior rappresentazione del capitalismo, che nella catena dell’allevamento intensivo.

Ma dobbiamo fare i conti col fatto che l’allevamento intensivo è l’unico che consente di portare bistecche e formaggi nella maggioranza dei piatti, a costi relativamente ridotti, ridotti anche grazie alla pioggia di sostegni al settore derivati dalle tasse di tutti.

Senza l’allevamento intensivo i prezzi e i costi produttivi sarebbero vertiginosi, un po’ come la presunta soluzione tecnologica della carne creata in laboratorio (l’ennesima non-soluzione commerciale).

Le fette di prosciutto (intensivo oppure bio) sugli occhi ci evitano di vedere le correlazioni tra filiera di prodotti animali e inquinamento globale, con presenti e future pandemie (mucca pazza, covid 19, peste suina, etc..), della distruzione di foreste per coltivazione da soia ogm (destinata ai foraggi anche valtellinesi), degli incendi dolosi boschivi anche nelle nostre zone.

Ma soprattutto ci evitano di considerare la evitabile sofferenza diretta e pianificata verso chi si trova dall’altra parte della parete di un allevamento o di un macello. Verso chi, rispetto a noi, comunque senziente è però nato in un corpo diverso.

Contro la pace che provoca guerre

Contro la pace che provoca guerre Possiamo paragonare ogni guerra all’incendio di un bosco, dove è utile buttare subito acqua sul fuoco e non benzina.I governanti di questo mondo assurdo pare non siano di questo parere, negando le più elementari logiche di sopravvivenza.

Ogni guerra è il prodotto di tensioni accumulatesi nel precedente dopo-guerra.

Guerre innescate da una pace fondata sullo sfruttamento, nuovi schiavismi, controllo di territori, materie prime, risorse energetiche e alimentari, ad opera di meno dell’uno per mille di quell’umanità che ha in mano le ricchezze e i destini dell’intero Pianeta. Per questi motivi attualmente ci sono nel mondo circa 60 conflitti grandi e piccoli.

Quello tra la Russia di Putin e l’Ucraina di Biden è il più esteso e pericoloso, non solo perché si combatte nel cuore dell’Europa.

Stanno ridisegnando nuovi equilibri globali incrementando il disastro ambientale in atto. All’interno di ogni Stato scarseggiano purtroppo i conflitti sociali, quelli in grado di scuotere il potere dell’uno per mille dell’umanità e dissuadere ogni governo dal muovere guerre contro altri Stati.

Antimilitarismo ed ecologismo radicale fanno parte del nostro DNA, così come il disprezzo verso ogni forma di autorità legalizzata o meno, civile e militare.

Sarebbe utile pensare seriamente tutti insieme a come mettere in campo queste insorgenze sociali, senza farsi grandi illusioni ma coscienti di camminare nella direzione giusta.

Olimpiadi alla luce del sole

Olimpiadi alla luce del sole Per valutare criticamente il modello delle grandi opere e dei grandi eventi non si ci si deve arrovellare molto, perché gli stessi documenti ufficiali dichiarano apertamente le false promesse e i veri intenti. E’ questo anche il caso delle Olimpiadi 2026.

Tra mille ritardi, che giustificano il Commissariamento dell’evento, con le conseguenti scorciatoie sulle Vas (valutazione ambientale strategica) e sulle procedure di appalto, fin dall’inizio alcune cose apparivano evidenti. Basta rileggersi il dossier di candidatura “Milano Cortina 2026” per capire gli scopi e, soprattutto, i mezzi ideati per raggiungerli.

Il grande evento promette principalmente lauti guadagni (per chi?), una serie di strutture da lasciare in eredità alla popolazione locale, e il sempreverde aumento occupazionale. Basterebbe guardare i casi precedenti di Torino 2006 e Expo 2015 , a cui queste olimpiadi si ispirano, per capire che si tratta di … menzogne. I guadagni potranno arrivare alle imprese appaltatrici e ai grandi impianti sciistici e ricettivi, con aumento del turismo ma poi, tra rincaro di affitti, prezzi, costi di gestione, i vantaggi saranno tutt’altro che diffusi.

Le opere infrastrutturali, quando non extradimensionate (come il palaghiaccio di Sondrio), saranno a servizio del turismo mordi-fuggi che mira alle piste bianche, rilasciando al passaggio solo gas di scarico. Le vie più larghe e gli svincoli apriranno distese laterali per nuovi capannoni, come a Castione, con conseguenze economiche gravi sulle attività e sulla vitalità di paesi e città. La promessa di occupazione, si legge sul “Dossier”, diventa ‘opportunità di lavoro volontario’. Sì perché il volontariato, nella visione dei promotori, deve diventare colonna portante di questo e futuri Grandi Eventi.

Via libera a campagne persuasive nelle scuole e negli spazi sportivi per assoldare giovani sottopagati o ancora meglio per nulla pagati. Sicuramente potranno aggiungere al curriculum una medaglia al valore ‘sfruttato dell’anno’. Il lavoro non pagato a servizio di un grande evento è solo sfruttamento!

Ci sarebbe poi tanto da dire sul Green-Washing ideato dai Promotori (finto impegno nella tutela ecologica), sulla militarizzazione dei territori, sugli sfratti di famiglie che stanno già avvenendo oggi a Milano per garantire spazio per villaggi olimpici: le Olimpiadi non sono di certo fatte nel loro interesse.

E non sono di certo nell’interesse dei Valtellinesi che vedranno progressivamente impoverirsi la naturalità e la vivibilità del territorio, con la diffusione del ‘modello brianza’ e con l’aumento di zone commerciali, fast food e cavalcavia.

Ma allora… nell’interesse di chi?

Chiariamoci: queste Olimpiadi non sono il male assoluto che arriva a sconvolgere un contesto altrimenti idilliaco, ma sono anzi la continuazione di un modello sbagliato di pianificazione che guarda ancora solo alla mercificazione di risorse, territori e persone, senza una visione a medio-lungo termine, e senza considerare i danni collaterali.

Tra i vivi o tra le macchine?

Tra i vivi o tra le macchine? – Storicamente le invenzioni di strumenti e macchinari di ogni risma sono state sempre ispirate dall’osservazione della natura, imitandone i funzionamenti e sfruttandone le ‘leggi’.

Ma dalle macchine utili agli umani, si è passati agli umani-asserviti-alle-macchine. La direzione futura delle società oggi più che mai è decisa dal connubio tra ricerca scientifica e tencnologia.

E’ l’era del predominio della Tecnoscienza.

Le ‘invenzioni’ non avvengono più per imitazione della natura, ma per manipolazione: la natura, i corpi, il cervello, fino a batteri, virus, dna… tutto attorno a noi, sotto la lente di ingrandimento della Tecnoscienza viene trattato come una macchina da scomporre e ricomporre a piacimento, senza freni etici, discussioni politiche, consenso sociale.

La ricerca scientifica a braccetto con l’apparato militare partorisce sempre coppie di gemelli diversi, uno militare e l’altro civile: uno per minacciare e l’altro per soggiogare le società al modello tecnoscientifico. Ad esempio la bomba atomica e le centrali nucleari; l’eugenetica e la promessa di guarire malattie con terapia genica; i droni militari che sterminano civili e i droni-giocattolo che scattano foto…

Il motore della Tecnoscienza non è la ricerca della conoscenza o della salvezza dell’umanità, ma il cieco principio dell’Efficacia.

La validità di ogni nuovo progetto o prodotto è valutata solo secondo la sua efficacia, senza considerare le conseguenze generali: se un progetto raggiunge lo scopo prefissato a breve termine, viene avviato alla produzione.

Il principio dell’Efficacia soddisfa al contempo tutte le parti, chi produce (e guadagna) e chi consuma, rinnovando la promessa di infinita disponibilità di prodotti, spacciata per “libertà”.

Le soluzioni tecnologiche “efficaci” generano nuovi problemi imprevedibili, che richiedono nuove soluzioni (ovviamente tecnologiche): è un circolo vizioso alimentato da una Volontà di Potenza irrefrenabile, in un crescendo di prodotti usa e getta, armi biologiche, spese militari, sfruttamento delle risorse, e conseguenti conflitti armati.

L’unica via d’uscita da questo cerchio insostenibile è “rinunciare alla Potenza”, alla volontà di accrescimento infinito di successo, guadagno, accumulazione, potere.

Al posto di una misera Efficacia, dobbiamo cercare risultati cooperativi, in equilibrio con gli ecosistemi, e quindi duraturi!

A partire da come produciamo cose e cibo, per concretizzare un cambiamento culturale radicale e profondo. Per scegliere di coesistere tra i vivi e non di sopravvivere tra macchine.

Procurate Emergenze E Quotidiane Devastazioni

Procurate Emergenze E Quotidiane Devastazioni – Saltando da una procurata emergenza all’altra rischiamo di abituarci al clima di fatalismo e obbedienza tanto utile a chi ci governa, ma le devastazioni da molto tempo sono costanti quotidiane e non hanno mai avuto bisogno di grandi annunci.

La Valtellina, già schiacciata da servitù idroelettriche, capannoni industriali e di Grande Distribuzione, turismo di massa e impianti sciistici insostenibili, monocolture di mele e viti, con nuvole di pesticidi, e allevamenti intensivi, oggi è pronta per un nuovo tassello di questa ordinaria devastazione.

NelComune di Villa di Tirano le reti arancioni che indicano il tracciato e i meli estirpati annunciano gli inizi dei lavori per il nuovo tratto di tangenziale che ci proietta direttamente alle Olimpiadi 2026.

Quali altre devastazioni siamo disposti ad accettare?

Quali benefici pensiamo possano portare?

Noi crediamo che l’intero modello alla base del progetto sia da rifiutare nel suo complesso, che non esistano ipotesi più sostenibili di altre.

Crediamo che l’Ipotesi Zero, cioè non portare alcuna devastazione, sia l’unica realmente percorribile!

Non ci pare ci sia un modello di sostenibilità reale dentro questo sistema politico ed economico spinto sempre più da nuove tecnologie e digitalizzazione delle vite e dei territori.

Ogni quotidiano passo nelle direzioni imposte è un passo in più che ci allontana dalle nostre esistenze concrete e dalle nostre reali necessità.

Quando le olimpiadi finiranno, rimarranno cementificazioni e consumo di suolo, e resterà un nuovo villaggio olimpico all’abbandono (come a Torino), o un nuovo polo Expo2015 da dimenticare: i vuoti custodi di un mondo della velocità e del consumismo.

Siamo convinti che anche i nostri territori possano avere spazi di discussione e di analisi contro queste nuove imprese: noi siamo aperti al confronto!

Appello di Primavera

Appello di Primavera – Venti di guerra già presenti nel Sud del Pianeta (basti pensare al sanguinoso conflitto in Yemen, alla Libia, al Congo…), soffiano ora nella nostra civile Europa. Il tutto sommandosi al disastro ambientale in corso, ai danni del Covid e della sua malagestione, ead una fragile economia di mercato da cui siamo ormai totalmente dipendenti.

Crisi energetica, crisi economica, crisi di valori e crisi generale stanno segnando la nuova era che ci si prospetta nel’immediato futuro.

Volenti o nolenti dovremo consumare (e inquinare) meno, lasciandoci alle spalle le pratiche dell’usa e getta e del menefreghismo sociale, dell’ognuno per sé.

Nelle nostre vallate alpine, quasi estranee ad ogni impero, abbiamo ancora la fortuna di abitare territori non ancora del tutto devastati da asfalto e cemento anche se i progetti per le Olimpiadi 2026 non guardano certo alla Natura.

E’ forse l’ora di riprendere a coltivare i terreni abbandonati, bonificando le aree inselvatichite, ritornare alle antiche e faticose pratiche di sussitenza dell’agricoltura di montagna.

Chi, almeno nei paesi, ha la possibilità di utilizzare stufe a legna è meglio che si organizzi per tempo, basta ripulire i nostri boschi disastrati che il combustibile non manca, possibilmente prima dei periodici incendi estivi. E’ ora di riprenderci quel minimo di autonomia da

un sistema fondato sulla speculazione e i privilegi dei soliti pochi. E’ il momento di sperimentare con armonia nuove forme di collettivismo per ogni attività utile al bene comune, nello spirito della solidarietà e del mutuo appoggio.

E M E R G E N Z A e O C C A S I O N I

E M E R G E N Z A e O C C A S I O N I

In televisione, sui quotidiani, ovunque si parla di pandemia, restrizioni, decreti legge in vigore da dopo domani… Ma restano molti i dubbi: 

 

Green Pass e vaccini hanno davvero a che fare con la tutela della salute?



Alcune cose sono ormai chiare a tutti! I protocolli sanitari ufficiali imposti con l’esclusione di cure efficaci, diverse hanno contribuito ad aumentare l’emergenza. In questo modo si è ottenuta la rassegnazione della gente che ha accettato “vaccini” come l’unica e definitiva soluzione, restrizioni, green pass.

Oggi ci vuole meno tempo a bere il caffè che a farsi leggere il codice QR del greenpass! In fin dei conti di capisce che, come nel caso delle calamità e dei terremoti, l’emergenza ha giovato a qualcuno. Anzi per qualcuno è stata proprio una bella ‘occasione’.

L’Occasione di fare business Come Governo, istituzioni e mondo scientifico, anche Lobby e case farmaceutiche non sono mosse da dallo scopo del bene di tutti, ma da interessi economici e di potere. Per i nuovi vaccini sperimentali sono disposte a rischiare sulla salute di tutti. Non è la prima volta che accade; casi simili sono speculazione finanziaria, produzione di armi, la ricerca su veleni e armi batteriologiche…: guadagno e potere non sono frenati da questioni etiche.

L’Occasione per la manipolazione genetica E’ stato messo in circolazione, chiamandolo vaccino, un prodotto sperimentale a base di mRna o Dna ricombinante. Un precedente che apre la strada alla manipolazione genetica del corpo umano. L’idea che sia giusto e ammissibile potere intervenire sul Genoma deriva dall’ideologia del Transumanesimo, a cui aderiscono moltissimi scienziati e personaggi di business e politica. Questa ideologia vede la natura e i corpi biologici come imperfetti, su cui è necessario intervenire anche con manipolazione genetica.

L’Occasione per controllo sociale Ben prima del  Green-pass (già dal 2015), c’era l’intenzione di imporre l’identità digitale sotto la forma di lascia passare sanitario’. In futuro ciascuno dovrà essere dotato di codici a barre QR e di altridispositivi per poter conservare dei diritti. Ora sono smartphone o orologi smart, domani saranno dispositivi inseriti nei nostri corpi, con una iniezione, o ingoiati come una pastiglia. Non ci sarà una imposizione improvvisa, ma un cambiamento graduale, grazie ai potenti flussi di dati delle reti 5g e 6g: motivo per cui di recente sono state risintonizzate le antenne dei televisori e sono state Tirate strisce di fibre ottiche nelle strade di tutta Italia. Tutto questo causerà una progressiva perdita di libertà e autonomia: ovviamente non verrà detto esplicitamente, nelle pubblicità e nei messaggiistituzionali si parlerà di comodità, sicurezza e tutela della salute, di solidarietà e rinunce necessarie per il bene di tutti.

Tirando le somme, abbiamo attorno a noi concreti indizi del cambiamento in atto.

Manca però la ‘visione complessiva’ della direzione verso cui ci stanno portando. Ci sembra di subire passivamente decisioni di altri, senza muovere un dito, accettando tutto. Questo discorso va al di là delle misure sanitarie e di questa emergenza, ma dice tanto del futuro che abbiamo davanti, per noi, i nostri figli, i nostri nipoti.

Dovremmo forse pensare a noi e anche a loro…

IL VERO VOLTO DELLE MULTINAZIONALI DEL FARMACO

Big Pharma, l’unione delle maggiori multinazionali farmaceutiche, finanzia per oltre l’80% l’EMA (l’agenzia europea dei medicinali che autorizza i farmaci sul mercato). Inoltre un quarto dei membri del consiglio amministrativo dell’EMA risulta avere legami con l’industria farmaceutica. L’OMS, è finanziata per l’80% da privati che mirano ad accrescere i propri introiti, uno dei maggiori finanziatori è la fondazione di Bill Gates. La farmaceutica risulta essere il terzo business più redditizio al mondo, dopo finanza e petrolio, con un giro d’affari di mille miliardi di dollari l’anno; il fatto che l’industria del farmaco finanzi quelli che dovrebbero essere gli organi di controllo la dice lunga sull’oggettività di questi enti. Si dà il caso che le reazioni avverse create dai farmaci sono tra le prime cause di morte dopo patologie cardiache e oncologiche. Scandali, sperimentazioni e farmaci pericolosi per la salute non possono essere considerati come dei semplici casi sporadici, bensì prassi comune del loro procedere. La memoria storica anche in questo caso è fondamentale: la storia di Big Pharma ci fornisce gli strumenti per comprendere ciò che stanno facendo ora, dove oltre alla crescita economica vi è quella politica.

PFIZER: Protagonista di numerosi scandali che hanno visto l’azienda affrontare migliaia di cause legali: la più famosa è il Contenzioso di Kano dove, col pretesto di curare un’epidemia di meningite Pfizer ha sperimentato su bambini e bambine nigeriani il farmaco Trovan causando morti e danni permanenti. Con una multa da pagare di oltre 2 miliardi di dollari, la più salata mai pagata da un’azienda farmaceutica, Pfizer si dimostra un’azienda senza scrupoli.

JOHNSON&JOHNSON: Oltre ad essere orgogliosamente partner di organizzazioni militari, ha subito molteplici richiami per aver autorizzato la vendita di farmaci dagli effetti avversi, come il Risperdal, che provoca ginecomastia; è stata condannata nel 2021 per il borotalco contaminato di amianto, che ha causato cancro alle ovaie in moltissime donne: l’azienda per anni ha continuato a commercializzarlo, negando le evidenze. Il suo “vaccino covid” inoltre contiene OGM, come specificato nel proprio foglio illustrativo.

modeRNA: Prima del “vaccino” per il covid (ricordiamo che le procedure di emergenza hanno permesso di saltare e abbreviare le fasi sperimentali tradizionali) nessun farmaco di questa azienda ha mai superato le fasi di sperimentazione clinica ed è quindi stato autorizzato alla vendita. È inoltre partner della Bill & Melinda Gates Foundation e del DARPA, l’agenzia governativa militare degli USA.

ASTRAZENECA: Nel 2010 l’azienda è stata multata per 520 milioni di dollari per aver pubblicizzato e utilizzato un farmaco non approvato in USA: il Seroquel, che provoca il diabete ed è ancora venduto in Italia. Il suo vaccino contiene OGM, come confermato dal foglio illustrativo.

BI LL GATES: tra i più ricchi affaristi al mondo, nel 2017 fonda GAVI, partnership nata per promuovere vaccini nuovi o sottoutilizzati. Ha fondato con la moglie la “Bill e Melinda Gates foundation” che copre da sola il 10% delle entrate private dell’OMS, da cui si evince l’influenza che ha nelle scelte e nelle decisioni di quest’ente. Al forum annuale di Davos del 2019 ha confessato che il business dei vaccini è molto vantaggioso in quanto in vent’anni gli ha fruttato venti volte tanto.

L’INDUSTRIA BELLICA: Sempre col pretesto della sicurezza investe per sviluppare le cosiddette armi biologiche: si va da ricerche per “riportare in vita” virus letali come “la spagnola” alla creazione attraverso tecniche sempre più sofisticate di nuovi virus ingegnerizzati al fine di essere più contagiosi e letali, in modo da poterli utilizzare nei futuri conflitti, compresi quelli sociali. Più voci hanno dichiarato che lo stesso SARS-CoV-2 (covid 19) è stato creato in laboratorio.

 

Scarica il pdf (che è più bello!):

https://foglieretici.noblogs.org/files/2022/02/Occasione-def.pdf

La peste del 1630 – Il Covid 19

La peste del 1630 – Il Covid 19Per contrastare la peste del 1630 il cardinale Federigo Borromeo ebbe l’infelice idea di organizzare a Milano una processione per chiedere aiuto a Dio.

Ma Dio non intervenne e i giorni seguenti furono un’ecatombe di contagi e morti. Si accusarono onesti cittadini di aver spalmato sui muri di via Vetra, a Porta Ticinese, dei fanghi pestilenziali allo scopo di diffondere il morbo. Guglielmo Piazza, uno di questi, fu arrestato, torturato e ucciso con l’accusa di essere uno dei tanti untori presenti a Milano.

Il Covid-19 non è la peste di antica memoria e neppure l’ebola moderna, ma autorità di Stato, pseudo scienziati al soldo di multinazionali del farmaco, con la complicità di giornalisti allineati al pensiero unico dominante, hanno deciso che i non vaccinati sono gli untori contemporanei.

Si finge di essere immunizzati dal bricolage di pseudo vaccini sperimentali che, è certificato fin da subito, non coprono al 100% e neppure per lunghi periodi. Prima, seconda, e terza dose… e uno si sente un supereroe dotato di super-green-pass nella guerra contro il virus.

La figura di un generale della NATO a dirigere le operazioni vaccinali è ulteriore conferma della narrazione militaresca e bellica di questi tempi oscuri. Oggi non c’è bisogno di processioni religiose per diffondere il Covid, sono sufficienti gli assembramenti negli stadi, nei luoghi di ristorazione e della movida e qualsiasi evento privato o pubblico dove uno si senta “eroe” e immune nello stesso tempo.

E intanto chi non si è vaccinato, dalla serie B è retrocesso a cittadino di serie C. Hanno creato ad arte una campagna d’odio contro i disertori del vaccino sperimentale e messo in difficoltà di sopravvivenza chi pur non volendo vaccinarsi per scelta, ha dovuto subire l’imperativo di Stato per l’iniezione, per garantirsi aperte oltre alle porte del lavoro, anche quelle del paradiso consumista.

E’ un vero peccato che molti di questi vaccinati contro voglia non abbiano alimentato le piazze No Green Pass per contrastare questa infamità autoritaria. Un obbligo subdolo, fatto per aggirare ricorsi e risarcimenti in caso di effetti collaterali post vaccino. Se vuoi lavorare ti vaccini, a tuo rischio e pericolo; in caso contrario te ne stai a casa e t’arrangi. Vaccinarsi non è obbligatorio, come non è un obbligo mangiare… anche se poi, se non mangi, muori di fame.

La paura del buio

La paura del buio Verde: il colore dei bigliettoni che fanno girar l’economia; verde il colore del Green Deal, le nuove magnifiche sorti progressive, smalto fresco di decreto legge; verde era una volta anche il colore di boschi e foreste, che stanno via via scomparendo. Ma questo è il prezzo dell’evoluzione.

Da Sapiens Sapiens a Homo Comfort.

Cosa è Homo Comfort? E’ il nostro modello! La punta di diamante del sistema economico più avanzato; il Soggetto di opinioni-social e acquisti digitali smart; l’Oggetto di attento monitoraggio, controllo e terapie personalizzate.

Sulla Sua comoda poltrona, sta rilassato, dotato di schermi e accessori comandabili a distanza; cede gratuitamente il controllo sulla sua vita e sulle sue emozioni a gentili intelligenze artificiali (I.A.) che lo cullano nell’inconsapevolezza gratificante.

Dalla Sua poltrona, con connessione wi fi – 5g di ultima generazione può stimolare il suo lato etico, e comodamente effettuare donazioni per destinare cure a distanza a bambini dall’altra parte del mondo, che nelle miniere di coltan perdono la salute e/o la vita… ma gli garantiscono pc, tablet e smartphone aggiornati.

Dalla Sua poltrona osserva (e si indigna) sullo schermo ad altissima definizione le fiamme che avanzano inostacolate tra le foreste secolari; sullo schermo 4k può vedere nel dettaglio la fuga degli abitanti delle foreste dalla distruzione del loro habitat, della loro casa.

Ahi, un capogiro! …la foresta…

il buio del sottobosco,

selvatico e imprevedibile,

la paura di un mondo lontano nel tempo…

i soli nudi sensi naturali a cui affidare una risposta,

mani che tastano il terreno e sfiorano oggetti organici,

non levigati né smaltati:

umidi e sporchi,

rami… foglie… radici. …

Un attimo di mancamento!

Riapri gli occhi ed eccoti lì, Homo Comfort, tra le mura-fortezza della casa intelligente, smart orologio al polso che ti rassicura: il battito accellerato è dovuto a un leggero trauma passeggero. Ora puoi tornare alla tua consueta realtà.

Davanti a te ora, solo tanti giorni artificiali tutti uguali, sulla tua preziosa poltrona… in pelle umana.

 

Cemento e asfalto zero zero zero

Cemento e asfalto zero zero zero Tra i vari crimini contemporanei anche il consumo di suolo fa la sua parte, in una miscela di speculazione, arroganza e stupidità.

L’arroganza di un Progresso infinito con un Pianeta a nostro esclusivo uso e consumo ci ha trasformati in suprematisti del mondo vivente, forti della pericolosa idea di poter disporre di risorse illimitate. Entra in campo a questo punto la stupidità di chi danneggiando l’ambiente circostante danneggia sé stesso e le future generazioni.

Il disastro ecologico in atto avanza anche persistendo a urbanizzare aree un tempo verdi, coperte da inutili edifici, capannoni della logistica, centri commerciali, allevamenti intensivi, posteggi infiniti… e attraversate da una rete stradale sempre più invasiva e tossica.

Che intervengano a Tirano, Bormio, Livigno, alla Sassella, al Pian di Spagna o in altri luoghi è ora di dire NO a questi irrespondabili consumatori di territorio e ai pezzi grossi della politica, loro complici. Basta asfalto e cemento quindi, a partire dalle nostre montagne già compromesse dalle servitù idroelettriche e da un fondovalle urbanizzato in stile Brianza. NO a nuovi cantieri funzionali alle Olimpiadi Invernali 2026, spacciando opere di impatto devastante per socialmente utili.

Maggiore fluidità stradale inevitabilmente chiama più traffico e, se le Olimpiadi passano, le schifezze poi restano in un paesaggio deturpato con danni non soltanto estetici. Salviamo il salvabile difendendo con ogni mezzo l’autonomia possibile delle nostre vallate, affinché non diventino una periferia montana asservita agli interessi della metropoli milanese e dei suoi centri decisionali.

Prima ancora dei cambiamenti climatici saranno le multinazionali, l’alta finanza speculativa e lo tsunami digitale a determinare il cattivo tempo che accompagnerà le nostre vite future. A meno che…