L’IMPERO DEL MALE A STELLE E STRISCE
Con la cosiddetta “scoperta” dell’America (1492) è iniziato il genocidio delle popolazioni native presenti sul continente da migliaia di anni. Nell’America del Nord la guerra di indipendenza contro la corona britannica a opera delle 13 colonie insediatesi sulla costa Atlantica ha segnato, nel 1783, la nascita degli Stati Uniti. Dietro le retoriche repubblicane e democratiche della nuova Nazione vi fu l’azione dei grandi proprietari terrieri, discendenti dei coloni europei anglosassoni ben intenzionati a espandere i loro domìni verso ovest. Prime vittime di questo nuovo Stato furono gli indiani Irochesi colpevoli dell’alleanza con gli inglesi poiché da loro ritenuti, non a torto, bianchi meno invasivi.

Durante l’Ottocento la conquista del West fino alle coste del Pacifico segnò il massacro di tutte le tribù indigene perché ribelli, non sottomesse o semplicemente eccedenti. Gli USA acquistarono l‘Alaska dallo zar di Russia, la Louisiana dalla Francia di Napoleone e la Florida dalla Spagna. In seguito buona parte del Messico, dalla California al Texas, fu annesso dopo una guerra che stabilì i nuovi confini sulle rive del Rio Grande.
Non mancò una sanguinosa guerra civile con gli Stati industriali del Nord che sconfissero gli Stati latifondisti del Sud, ufficialmente per abolire la schiavitù agraria, affermando in pratica i valori del profitto capitalista a condizione di servitù volontaria per l’intera popolazione. Nella guerra contro la Spagna nel 1898 gli USA ottennero i primi possedimenti coloniali: Cuba, Portorico e Filippine.
Per la cronaca: il presidente McKinley, grande mito di Trump per il suo interventismo guerrafondaio morì nel 1901 a seguìto dei colpi di pistola di un anarchico di origini polacche.
La grande potenza economica, e quindi militare, degli Stati Uniti si è consolidata nei secoli con il lavoro di schiavi rapiti in Africa fin dai primi anni del ‘6OO e con lo sfruttamento disumano di proletari e diseredati provenienti da tutta Europa in continui flussi migratori per sfuggire a fame e miseria. Uno sviluppo industriale e una economia finalizzata all’azione bellica in una logica imperiale, cercando di allargare sempre più il proprio ”cortile di casa” al resto del mondo. La guerra come costante per gli interessi degli oligarchi americani e linfa vitale per il potere del dollaro. Con la follia di due devastanti Guerre Mondiali gli Stati Uniti si insediarono in pianta stabile nell’Europa occidentale, certo liberandoci dal nazifascismo dopo aver bombardato le nostre città provocando migliaia di vittime civili. Con Hiroshima e Nagasaki, a un Giappone ormai sconfitto militarmente non toccò sorte migliore.
Dopo il 1945 con la guerra fredda in antagonismo all’URSS e nei decenni successivi, le guerre americane e l’appoggio attivo ai regimi più autoritari insanguinarono quasi tutti i continenti, anche dopo la caduta dell’impero sovietico. Se Corea, Vietnam, Iraq, Afghanistan sono stati teatri di guerra del passato, l’espansione della NATO verso la Russia ha innescato il conflitto armato in Ucraina mentre ai giorni nostri l’aggressione contro l’Iran resta una pericolosa incognita, non solo energetica.
Discorso a parte meriterebbe Israele che, senza l’appoggio USA, non avrebbe potuto destabilizzare il Medio Oriente perseverando nella pulizia etnica dei palestinesi che, vivendo in Palestina, sono un ostacolo al colonialismo di insediamento israeliano. Del resto tra suprematisti ci si intende, condividendo la stessa cultura del genocidio.
Per concludere due parole su Trump, che non va considerato un’anomalia
bensì un distillato dei valori dell’attuale classe dominante statunitense. L’impero colpisce come sempre, ha solo tolto la maschera nell’operare crimini contro l’umanità alla luce del sole.
…E TUTTI GLI ALTRI PICCOLI O GRANDI COLONIALISMI DEL MALE
Se ci viene più immediato il rifiuto dell’imperialismo Usa e occidentale, il fronte a noi più vicino, quello contro cui anche fisicamente possiamo incidere, ci è molto chiaro che non ci sono altri fronti amici, altri Stati buoni perché in opposizione, o meglio contrapposizione, all’imperialismo di “casa nostra”.
La Cina, da tanti ancora osannata come faro dell’anti-imperialismo, affianca, e a volte sostituisce, i colonialisti occidentali nel continente africano, si espande economicamente in tutto il globo, insieme al Giappone è tra i primi creditori del debito pubblico degli USA, e, soprattutto, è all’avanguardia per aspetti di digitalizzazione e controllo: basti pensare al modello del credito sociale per il quale a ogni abitante viene dato un punteggio, e risultati bassi impediscono l’accesso ai servizi essenziali; si tratta di un modello di omologazione a regole imposte, che incentiva la delazione e il conformismo.
La Russia, che vorrebbe tornare agli antichi fasti dell’epoca zarista o stalinista, con la sua atroce repressione del dissenso necessaria a mantenere il potere autocratico e a sostenere la guerra esterna, manda a morire al fronte migliaia di persone, come fa l’Ucraina, sostenuta dall’Occidente. L’unica risposta possibile arriva dalle migliaia di disertori su ogni fronte, che si rifiutano di morire per la patria e di uccidere fratelli, parenti, sfruttati del fronte opposto.
Gli Stati arabi, a parole a fianco della causa Palestinese, con le loro politiche commerciali e militari, manifestano il loro obiettivo di mantenere collaborazioni economiche e politiche con Israele e l’Occidente, e di proteggere interessi nel continente africano.

L’anti-imperialismo non è affare di Stati. Dovremo forse cercarlo nelle tante resistenze delle popolazioni contro le rispettive nazioni e governi: mentre noi lottiamo, qui dove viviamo, contro le guerre degli Stati, quella esterna guerreggiata e quella interna fatta di repressione, confidiamo che in altri luoghi del mondo ci sia la stessa volontà e lotta.
Resistenza e solidarietà tra gli oppressi, senza divisione di fronti, contro Stati e contro il potere, a qualsiasi latitudine, ecco il vero anti-imperialismo.