Quello che abbiamo sempre detto: territori devastati da opere nemmeno terminate per il megaevento, un afflusso sempre più alto e incontrollato di un turismo predatorio e coloniale, fatto di suv e sagre che di tipico hanno solo il color verde degli alpini. Questi innocui volontari, che si sono occupati ovviamente anche delle olimpiadi, che “difendono il territorio”, preparano polenta e bevono vino, organizzano mini naje travestite da campi estivi per bambini e bambini, non sono altro che uno dei molti modi di far accettare l’immagine del militare e del soldato che, all’occorrenza, è pronto a morire per la patria.

Le olimpiadi di guerra non potevano non portare con sé anche la loro scia di repressione: l’operazione antianarchica del 16 giugno ha aperto le porte del carcere a 7 compagni e compagne accusati di terrorismo per alcuni sabotaggi alla linea ferroviaria nel periodo di Milano Cortina, due di loro sono stati accusati invece di “terrorismo della parola” perché durante le perquisizioni sono stati rinvenuti opuscoli e testi. Il 9 luglio il riesame ha fatto cadere le misure cautelari per i sei accusati/e di terrorismo, il 10 luglio anche per uno dei compagni accusati di terrorismo della parola. In attesa della liberazione anche di Pietro, ultimo compagno ancora in carcere, vogliamo ricordare tutte le compagne e i compagni in carcere, in particolare Alfredo Cospito che rimane in quella tomba per vivi che è il 41 bis.
La vera violenza è quella dello Stato e di chi, tutti i giorni, violenta e distrugge territorio e popolazioni, umane e non umane, attraverso colonialismo, guerre, genocidi, capitalismo, turismo.