IL MODELLO ISRAELE SARÀ IL NOSTRO FUTURO

Se non ammazzano qualcuno ogni giorno, a Gaza, in Cisgiordania e, se possibile, anche in Libano, non sono soddisfatti. Una carneficina quotidiana che l’esercito israeliano può permettersi tranquillamente. Impunito e ben oliato dalla radicata complicità dei nostri democratici regimi occidentali: Stati Uniti, Canada, Unione Europea ma anche Paesi arabi, India, Giappone, Corea del Sud, Australia e Taiwan. Nessuno ci toglierà dalla testa la “folle idea” che Stato più Esercito è uguale a Guerra. Nel caso di Israele i ruoli si sono invertiti. È l’Esercito che direziona la politica dello Stato con l’intera popolazione di ambo i sessi addestrata all’uso delle armi. Il pensiero unico dell’ebreo perseguitato nel mondo e assediato in Israele è il collante velenoso che tiene insieme l’ideologia sionista nel sistema nazional-religioso e in buona parte suprematista. Voler cancellare un popolo come quello palestinese, gravoso ostacolo al colonialismo di insediamento israeliano, ricorda molto la soluzione finale che il regime nazista voleva realizzare contro gli ebrei del secolo scorso.
Il genocidio tuttora in corso, dopo aver preso letteralmente di mira bambini e minorenni nell’azione preventiva di eliminare i nemici del futuro, è oggi operativo con l’arma della sete, della fame, della negazione sanitaria, del degrado quotidiano di condizioni disperate.
In questo contesto qualche soldato israeliano si è suicidato, altri giovani pagano con il carcere il rifiuto del servizio militare, intere famiglie emigrano in altri Paesi e una minoranza di attivisti solidarizza concretamente con i palestinesi. Tutti considerati vigliacchi, codardi e traditori dalla maggioranza dell’opinione pubblica.
Nella retorica ipocrita di alcuni Stati democratici la soluzione dei due popoli due Stati suona come una marcia funebre. I palestinesi della Cisgiordania non hanno bisogno di uno Stato, necessitano della cessazione di una occupazione militare che dura dal lontano 1967 e del ritiro dei coloni dalle loro terre, per potersi amministrare orizzontalmente in libere comunità. È la Comunità Europea che marca male. Sanzioni alla Russia quando Israele meriterebbe un embargo totale che nessuno Stato del vecchio continente si prenderà la responsabilità di mettere in pratica per opportunismo economico, politico e tecnologico.
È solo dal basso che si potrà contrastare Israele e il suo pericoloso modello di ordine coloniale importato e assimilato dai nostri governi. La forte presenza poliziesca e militare nelle nostre città, la sorveglianza digitale, i Daspo, le zone rosse, un codice penale e decreti sicurezza sempre più restrittivi sono un chiaro esempio di questo modello. Sul territorio nazionale i nuovi palestinesi saranno i migranti, le fasce sociali impoverite, chi protesta e lotta per spazi di libertà economici, abitativi, ambientali e i dissidenti attivi contro l’ordine autoritario.
Restando contemporaneamente tutti assediati da un disastro ecologico che ci vede vittime e complici nel nostro inconsapevole benessere consumista.
Per il dott. Camnasio, giudice del tribunale di Sondrio, non c’è stata la volontà di chiudere il procedimento contro i 5 indagati con l’accusa di aver organizzato il corteo spontaneo del 22 settembre scorso.

I fatti dovrebbero essere noti a tutti. In solidarietà alla Global Sumud Flotilla e al popolo palestinese, dopo la conclusione del presidio ufficiale, in circa 150 si partiva manifestando dalla Prefettura al piazzale della Stazione. Nessuna intenzione di bloccare la ferrovia locale già abbondantemente disastrata dalla pessima gestione Trenord. Grave allarme sociale per Digos e Procura che non potendo incriminare tutti i 150 manifestanti ne indagavano 5 volendoli ritenere promotori dell’evento. Durante l’udienza predibattimentale del 18 giugno la difesa faceva presente che il reato contestato non poteva essere perseguito penalmente in quanto con il nuovo decreto sicurezza veniva trasformato in sanzione amministrativa, cioè una salatissima multa. Però giuridicamente (il solito pasticcio all’italiana) non applicabile essendo il reato in questione commesso prima dell’approvazione del decreto stesso. Tesi questa sostenuta anche dal Pubblico Ministero.
Cavarsela così, senza alcuna punizione, forse non è garbato al giudice che preferendo lavarsene le mani in stile Ponzio Pilato ha trasmesso il fascicolo processuale al Prefetto. Viene da chiedersi

a questo proposito se stiamo tornando agli anni Venti e Trenta del Novecento quando l’ordine pubblico era garantito da Questori,

Prefetti e Podestà.