Entries Tagged 'General' ↓

iniziativa 29/03/2025 Agricoltura 4.0 e Ogm in Valtellina – Ponte in Valtellina (SO)

*INIZIATIVA 29.03.25 PONTE IN VALTELLINA (SO) h. 20.30 –  AUDITORIUM BIBLIOTECA
agricoltura 4.0 e nuovi ogm… anche in Valtellina
*

In questo tempo di GUERRA GLOBALE è importante ricordare che il comparto scientifico e tecnologico è parte integrante degli scenari di guerra ma, allo stesso tempo, ci viene mostrato come indispensabile in moltissimi aspetti della vita quotidiana rendendolo, agli occhi dei più, neutrale e utile al “progresso”. Le nuove tecnologie si insinuano così in ogni spazio vitale senza incontrare critiche o resistenze, riuscendo a sottrarre autonomia e capacità pratiche alle persone.

In VALTELLINA, già colonia interna per sfruttamento idroelettrico e turistico, questa propaganda tecnologica “verde e sostenibile” è molto in voga sia per il turismo sia per l’agricoltura. Come ogni settore anche agricoltura e allevamento vedono una espansione delle soluzioni tecnologiche: dopo la chimica arriva l’era di sonde, droni e app e i finanziamenti impongono sempre più questa direzione.

La propaganda green nasconde che il cosiddetto progresso tecnologico serve a sostenere i profitti delle solite multinazionali di agri-chimica e hi-tech impedendo sbocchi in senso davvero ecologico.
Alcune punti chiave per comprendere come si è arrivati fin qui:
– Nel 2020 la Commissione Europea pubblica la strategia “FARM TO FORK” (dalla fattoria alla tavola), che prevede l’introduzione di varietà animali e vegetali prodotte con le nuove tecnologie OGM NBTs, (anche chiamate “TEA” -Tecnologie di evoluzione assistita o “NGT”- New genomic techniques), e la ROBOTIZZAZIONE e DIGITALIZZAZIONE delle aziende agricole. Per essere fonte di reddito e profitto è però fondamentale smarcarsi dai vecchi OGM che avevano incontrato tanta opposizione. Gli enti di controllo e sicurezza alimentare EFSA e FDA (più volte accusate di conflitti di interessi) dichiarano le nuove NBTs equiparabili alle tecniche di selezione tradizionale.
– Nel 2018 la Corte di Giustizia Europea, in evidente contrapposizione, aveva già deciso di considerare le NBTs COME VERI E PROPRI OGM.
– In Italia il 30 maggio 2023 le Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato, approvano all’unanimità un emendamento al “Decreto Siccità”, che liberalizza la SPERIMENTAZIONE IN PIENO CAMPO DI OGM.
– Il 5 luglio 2023 la COMMISSIONE EUROPEA presenta la proposta di legge per l’autorizzazione delle nuove tecniche di miglioramento genetico in agricoltura, distinguendole nettamente dagli OGM di vecchia generazione e scavalcando la già citata sentenza della Corte di Giustizia Europea.

L’abolizione dell’obbligo di tracciabilità e di pubblicazione delle modifiche genetiche di laboratorio consentirà di estendere l’applicazione dei brevetti a tutte le piante autoctone, derivate da selezioni contadine tradizionali. Il profitto, il controllo e la dipendenza dall’agro-industria sono la reale motivazione della svolta green, che finanzia la conversione verso robotizzazione, digitalizzazione e nuovi OGM.

Riteniamo importante affrontare ila questione della agricoltura 4.0 e dei nuovi OGM con il collettivo Terra e Libertà di Rovereto (TN) che da tempo si occupa di queste tematiche in modo critico, con l’obiettivo di confrontarsi per trovare metodi e azioni concrete di resistenza a questa trasformazione dell’agricoltura e al modello di mondo che prospetta.

ANTIAUTORITARI DI VALTELLINA

iniziativa contro mostra Corpo militare Alpini

Diffusione di manifesto di contestazione all’ennesima mostra propagandistica attuata dal corpo militare degli Alpini, a Colico (LC)

Marzo 2025

 

MILANO CORTINA 2026: OLIMPIADI DI GUERRA

MILANO CORTINA 2026: OLIMPIADI DI GUERRA – Milano Cortina 2026 è sempre più incombente, il procedere delle opere ha portato anche il primo operaio morto sul cantiere della tangenziale di Tirano.

In occasione di un incontro / confronto svoltosi a Ponte in Valtellina il 16 Novembre, con diverse realtà regionali, si è parlato di conseguenze dell’organizzazione del mega-evento, di trasformazione urbanistica di Milano, anticipata da sgomberi e gentrificazione, e di conversione della Valtellina a lunapark alpino.

In questa epoca di esten sione della guerra globale e di conversione di ogni settore a logiche belliche, ci sembra fondamentale rimarcare che la maggior parte degli atleti olimpici italiani (e non solo) sono ancora militari, come ai tempi della guerra fredda.

La logica di due pesi e due misure, comporta inoltre che, a differenza dei colleghi russi, gli atleti israeliani, che durante il sistematico genocidio del popolo palestinese, trovano modo di allenarsi nelle pause tra un bombardamento e l’altro, non sono mai stati esclusi dalle competizioni. Un ulteriore prova di come nemici e alleati, sanzioni ed embarghi dipendano dagli Stati e dai loro interessi nei diversi fronti di guerra.

Non solo la guerra del fronte esterno fa da sfondo all’appuntamento olimpico: il modello del mega-evento porterà con sé la militarizzazione forzata dei territori sul fronte interno della repressione. Ciò significa più controlli verso i cittadini comuni e un attenzionamento specifico e insistente nei confronti di chi legittimamente osa criticare o opporsi. Tutto questo viene agevolato, come se ce ne fosse bisogno, dalle normative sempre più stringenti in introduzione col DDL 1660.

Opporsi al mega evento Milano Cortina 2026 per noi significa quindi rifiutare il modello di mondo che porta con sé e di cui non vogliamo essere complici.

CON ISRAELE GLI EBREI HANNO TRADITO SE STESSI

CON ISRAELE GLI EBREI HANNO TRADITO SE STESSI – Il grande sbaglio degli ebrei? La fondazione di uno Stato esclusivamente per loro. Fino al 1948, anno della nascita di Israele, vivevano sparsi per il mondo “usando” gli Stati degli altri e quasi sicuramente dopo le tragedie dell’Olocausto, nessuno li avrebbe più infastiditi con l’eccezione di qualche imbecille da sempre in circolazione.

Un popolo senza patria, estraneo a dinamiche statali, eserciti, frontiere, burocrazie era la dimostrazione pratica che cultura e identità non necessitano di alcuno Stato. Prioritario era il senso della comunità, un arcipelago di comunità dove poter amministrare economia, esprimere cultura, politica e spiritualità in autonomia e libertà.

Lunga è la lista di intellettuali, artisti, scrittori, musicisti, medici, scienziati provenienti da queste comunità sparse soprattutto in Europa.

Estranei (per l’appunto) ad ogni stupido nazionalismo, notevole si è dimostrato il contributo al pensiero socialista, anarchico e rivoluzionario da parte di molti pensatori ebrei che dall’Ottocento ad oggi hanno saputo esprimere un forte pensiero critico contro l’affermazione del capitalismo e dell’autoritarismo colonialista e guerrafondaio degli Stati europei.

Lo Stato di Israele si è invece fatto conoscere fin da subito come un crimine contro l’umanità con l’espulsione di circa 800mila palestinesi delle loro case, costretti da allora a sopravvivere in campi profughi sempre più permanenti. Almeno fino ai giorni nostri. Nell’intento di erodere costantemente territorio ai residenti palestinesi si è affermata dal 1967 l’occupazione militare della Cisgiordania. Seguita da una politica di capillare invasione da parte di fanatici coloni ebrei intenzionati ad espropriare ogni spazio vitale della Palestina.

Da popolo senza patria ad un nazionalismo statalista e religioso, con Israele il mondo ebraico ha segnato un punto di svolta allineandosi al peggiore dei colonialismi occidentali. Non dimentichiamo il genocidio dei nativi americani, degli aborigeni australiani e di ogni altra etnia di Africa, Asia e Americhe.

Gli Ebrei Israeliani purtroppo hanno tradito se stessi, entrando a pieno titolo nel mondo Occidentale con le stesse dinamiche degli Stati europei che li hanno perseguitati nel corso dei secoli.

PER UNA ECOLOGIA DELLA MENTE

PER UNA ECOLOGIA DELLA MENTE – Il pensiero umano è in forte crisi di crescita. Siamo fossilizzati su idee e schemi mentali che da quasi due secoli condizionano l’esistenza di un’umanità ormai al crepuscolo.

Il moderno sistema tecnologico-industriale che stiamo vivendo è il prodotto finale di questa ideologia autoritaria fondata su colonialismo, guerre, disastri nucleari, nazionalismi, consumismo, distruzione ambientale, perverse economie di mercato, dove il profitto resta il valore dominante.

Questo sistema può avere un futuro?

L’infinito produttivismo industriale non può rallentare i suoi ritmi senza provocare maggiori terremoti sociali e sacche di povertà ancora più estese. L’immigrazione di massa, lo spostamento da Sud a Nord di milioni di persone è il segnale di una profonda crisi mondiale con povertà che aumentano vertiginosamente anche all’interno dei benestanti Paesi dell’Occidente.

L’attuale crescita continua dell’economia di mercato, oltre a concentrare Potere e ricchezze nelle mani di minoranze sempre più ristrette, ci sta portando al collasso ecologico, a società autodistruttive, a conflitti irrazionali. Le stesse guerre rappresentano una forte spinta all’economia, che entrerebbe in profonda crisi, senza la colonna portante dell’industria bellica.

Oggi viviamo una profonda crisi di valori: mancano punti di riferimento etici e visioni liberatorie nel rispetto di ogni forma vivente e di noi stessi, e questo ci rende tutti vittime e complici del profitto e dei suoi crimini. Siamo psicodipendenti da vecchi schemi mentali che impediscono l’evoluzione del pensiero umano nel miglioramento mentale della specie e nella soluzione dei gravi problemi che ci circondano.

Momenti di rottura contro il pensiero unico dominante si sono manifestati negli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Movimenti sociali di matrice antiautoritaria, non privi di contraddizioni, sono entrati in scena mettendo in discussione le politiche nucleari, militariste, le devastazioni ambientali di un capitalismo sempre più vorace e la rigidità di un sistema fondato su principii gerarchicici inossidabili. Questa nuova onda è stata abilmente contenuta, recuperata, neutralizzata, e sconfitta con la repressione fisica, la potente disinformazione operata dai mass-media, la costante diffusione dell’eroina e, non ultima, la corruzione economica che ha inglobato molti contestatori negli apparati del sistema.

Non tutto però è andato perduto e l’idea viva di una nuova prospettiva esistenziale per l’intera umanità è venuta alla luce incrinando le certezze assolutiste dell’attuale sistema di dominio, totalitario, potente e apparentemente invincibile. E’ oggi un’idea minoritaria, quasi insignificante, ostacolata in tutte le sue espressioni, poiché al di là dei risultati concreti, di poche azioni e lotte antiautoritarie vincenti e di una miriade infinita di sconfitte, sono nate finalmente le basi per l’evoluzione del pensiero umano. Un pensiero critico. Un’ecologia della mente. Per togliere consenso, quotidianamente e in ogni luogo, all’apparato tecnologico, scientifico, culturale e politico attualmente al potere.

<<consigli di lettura>> → ACHTUNG BANDITEN! , Nautilus Edizioni

GLI ANIMALI NON FANNO LA GUERRA

Le notizie di bombardamenti e distruzione sono ormai all’ordine del giorno. Nonostante moti di indignazione e proteste, la vita quotidiana prosegue come sempre, e queste notizie diventano il sottofondo, il nuovo clima in cui viviamo. Si rischia, col tempo di farci l’abitudine. Tante sono le guerre, i genocidi, che non trovano posto tra le notizie.

Tanti sono i crimini in tempo di pace di cui quasi nessuno parla. La materia prima che rifornisce gli scaffali del supermercato globale arriva da allevamenti-lager e laboratori di vivisezione. E’ che si attua la violenza quotidiana contro i non-umani, gli altri animali.

Per giustificare il loro sfruttamento abbiamo stabilito distanze e eretto muri, tra noi e gli altri animali. Distanze che si assottigliano, quando consideriamo il destino che ci accomuna di fronte a piccoli e grandi eventi. Le catastrofi colpiscono tutti indifferentemente. Le esalazioni radioattive corrodono dall’interno i corpi, come a Chernobyl. Le alluvioni devastanti distruggono paesi e affogano anche le mucche stipate nei capannoni.

L e guerre condotte dagli Stati contro le popolazioni, colpiscono anche animali innocenti, totalmente estranei a qualsiasi pretesa egemonica.

Assistono, gli altri animali, al nostro affannarci nella distru-zione della natura, degli equi-libri, di interi territori.

Se la conta dei caduti delle guerre ci lascia senza fiato e non spazio ad altri pensieri, arriverà forse il giorno in cui riusciremo a guardare con occhi diversi a questi animali, così distanti e meno intelligenti.

Scopriremo di avere qualcosa da imparare, a partire dal semplice fatto che gli animali non la fanno, la guerra.

SEMPRE PIU’ AVIDI, SEMPRE PIU’ INFAMI

All’avidità non c’è confine. Centodieci paesi del Sud del Mondo propongono di tassare maggiormente (e giustamente) le multinazionali per i loro (ingiustificati) extra profitti.

Gerhard Haderer

Gerhard Haderer

In sede ONU, il 16 agosto, la proposta ottiene 44 astensioni e 8 voti contrari. Tra gli astenuti non poteva mancare l’Italia, in buona compagnia con il resto dell’Unione Europea.

Assolutamente contrari ad una maggiore tassazione Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda, colonialisti di ma-trice anglo-sassone, con l’aggiunta di Giappone, Corea del Sud e Israele, Paesi da tempo acquisiti nell’area Occidentale e democratica.

Dietro l’ipocrita retorica delle nostre democrazie, ormai in avanzata fase di decomposizione, a tirare le fila restano i Poteri forti, le multinazionali, i militari e un’alta finanza capace di spostare virtualmente infinite quantità di denaro, in un abile gioco di prestigio a danno di tutti noi.

TRENT’ANNI FA

Forse trent’anni fa qualche lettore di questi “fogli eRetici” non era ancora nato, altri erano troppo piccoli, mentre chi era già adulto, un po’ di memoria la potrebbe rispolverare, non solo riguardo ai bei ricordi della giovane età.

Tanto per cominciare, vivendo nel Novecento e nel Secondo Millennio l’euro non aveva ancora vampirizzato le nostre economie domestiche, il pianeta era meno inquinato e gli estremi eventi meteo non erano così frequenti e devastanti.

Tempi non eccezionali ma certo migliori, con i treni che discretamente funzionavano, automobili che viaggiavano con cilindrate più modeste, le Poste e la Sanità pubblica, pur a rilento, svolgevano le loro funzioni.

E’ vero, tutto era più rallentato e il tempo era meno tiranno, ci si telefonava di casa in casa o ci si vedeva in piazza e nelle comunicazioni non esisteva l’ansia del sapere e del conoscere nell’immediato quello che accadeva intorno a noi. Si era forse per questo meno indifferenti e meglio accul- turati, con scuole più serie e librerie maggiormente frequentate. Ogni problema burocratico pote-va essere affrontato parlando a viva voce con persone in carne ed ossa che qualche responsabilità se la dovevano assu-mere.

Insomma… ognuno ci metteva la faccia nelle sua azioni, senza bisogno di trasmetterle in mondovisione. Si era anche più pacifisti, convinti che NON esistessero guerre giuste.

E poi, ammettiamolo onestamente, questi ultimi trent’anni di modernità digitale, tra social, spid, smart, internet, I.A., e altro ancora ci stanno ingarbugliando l’esistenza con questioni semplici che diventano sempre più complicate. Tutto è ultraveloce, immediato, tracciato in tempo reale, ed è peggiorata la qualità della vita.

E allora? Allora cerchiamo di rallentare i ritmi salvando il salvabile, il territorio rimasto, i negozi superstiti, l’autentico artigianato residuo di un piccolo mondo antico in fase di estinzione. Limitiamo le nostre follie consumiste disertando il più possibile Amazon, la Grande Distribuzione, le carte di credito, la propaganda di guerra e tutto quanto di energivoro e autoritario ci circonda.

Almeno nel nostro piccolo, delle salutari forme di resistenza mettiamole in campo con soddisfazione, poiché indifferenza e rassegnazione sono un veleno quotidiano che uccide la nostra umanità di morte lenta.

CHI FERMA LO STATO DI ISRAELE?

Bombardamenti continui e mirati. Mirati a massacrare intere popolazioni devastando quartieri e territori, con la scusa di combattere il terrorismo.

Colpire nel mucchio è terrorismo puro e la guerra è la sua massima espressione, praticata da eserciti e promossa dai vari Stati nazionali. Qui sta il problema alla radice.

La fondazione dello Stato di Israele nel lontano 1948, con l’idea di farne una nazione per ogni ebreo della diaspora nel poter vivere in sicurezza protetto da violenze antisemite. Peccato che in quelle terre, oltre a qualche ebreo già residente da tempo in pace e prosperità, abitavano tranquillamente degli arabi palestinesi. Tutti costoro sono stati considerati indigeni da espellere per conquistare spazi e territori ai nuovi insediamenti sionisti. Si stima in circa 800mila il numero dei palestinesi costretti a lasciare le proprie case nel 1948, i campi profughi sono nati da lì. Una volta messe le radici lo Stato di Israele si è espanso a macchia d’olio con altri territori occupati (1967) e non più liberati. Punta di diamante nella Cisgiordania militarizzata un movimento di coloni ebrei arroganti e invasivi che, armati in nome di Dio, rivendicano tuttora una Terra Promessa di antica e biblica memoria. Come se Dio avesse aperto un’agenzia immobiliare in Medio Oriente riservando agli ebrei il monopolio della Palestina.

Israele è oggi una democrazia tecno-colonialista. Internamente fa sfoggio di dibattito democratico, opposizioni formali, un parlamento, fazioni contrapposte sulla gestione del potere. Verso i non-ebrei applica siste- maticamente la discriminazione razziale e religiosa. Nel continuare il genocidio dei palestinesi per annettersi la Cisgiordania la macchina da guerra israeliana insiste a bombardare oltre a Gaza, il Libano, lo Yemen, la Siria, l’Iran… Terrorismo di Stato e lavoro sporco. E’ questo il ruolo di Israele nel Medio Oriente. Colpire gli “Stati Canaglia”, “l’Asse del Male”, cioè i regimi nemici della democrazia e del capitalismo occidentale. Sono invece schie-rati dalla parte “giusta” Turchia, Azerbaijan, Arabia Saudita, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi, sia pur assai deboli in fatto di democrazia.

Dietro l’ipocrisia umanitaria di USA ed Europa l’appoggio politico e militare a Israele è appunto funzionale nel fare piazza pulita degli ultimi ostacoli al monopolio occidentale, in un’area geopolitica di vitale importanza strategica ed energetica.

Dopo aver distrutto e destabilizzato Iraq e Libia ora la parte del leone tocca a Israele con continui crimini contro l’umanità, recitando il ruolo di vittima del terrorismo. Del resto tra colonialisti ci si intende.

L’astensionismo vince le elezioni

Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Vince le elezioni non chi ottiene la maggioranza ma chi prende più voti. Questo fregandosene del fatto concreto che circa il 50 per cento dei potenziali elettori disertino le urne. Vogliono poi falsare le percentuali ottenute da ogni partito calcolando i dati sull’intero corpo elettorale. Se, ad esempio, per ogni 100 elettori un partito ha preso il 24 per cento significa che con la metà dei votanti la percentuale va dimezzata, riducendola a 12 voti. Non bisogna essere dei geni della matematica per capirlo. E l’hanno ben capito i politici che ottengono benefici da ogni tornata elettorale, in questi spettacoli poco entusiasmanti che segnano le schermaglie tra governo e opposizioni. Della recente onda astensionista, infatti, ne parlano poco e male. A differenza dei molti qualunquisti che una volta riposta la scheda nell’apposita urna (funeraria) tornano alla loro indifferenza quotidiana, gli astensionisti hanno un grande merito. Non danno carta bianca a chi durante il proprio mandato si eleva dal corpo elettorale portando avanti gli affari suoi. E’ già un primo passo di libertà rifiutare il perverso rapporto a senso unico elettore/eletto. Il problema è come proseguire con almeno altri cento passi, magari sviluppando una forte idea di bene comune facendosi carico di ogni azione orientata all’uguaglianza sociale. Nel frattempo ci resta una democrazia da operetta dove ministri e burocrati di ogni epoca geopolitica continuano a emettere leggi al cupo suono del codice penale.