In tutto il mondo la guerra infuria: procede senza tregua il genocidio in Palestina così come il conflitto Nato/Ucraina e Federazione Russia, dove non si contano i giovani diventati carne da cannone su entrambi i fronti, ma soprattutto non si raccontano le tante diserzioni e insurrezioni in entrambi i paesi.
Le rivolte in Iran vengono soffocate nel sangue e in America, mentre il Presidente promette di difendere i manifestanti iraniani minacciando possibili attacchi per esportare un po’ di democrazia dopo il Venezuela, i mercenari dell’ICE uccidono a sangue freddo una donna che si oppone ai loro rastrellamenti.
Tutti questi casi mostrano il volto violento e diretto della repressione. Sul fronte interno di molti paesi è invece la magistratura che si occupa di mettere alle strette chi cerca di lottare contro il mondo della guerra.
In Inghilterra, i tre Prisoners for Palestine a rischio vita dopo un lunghissimo e determinato sciopero della fame, lo hanno da poco interrotto dopo aver avuto la notizia della caduta dell’accordo da 2 miliardi di sterline con Elbit, colosso sionista delle armi.
Hanno dimostrato che la lotta non si ferma nemmeno con la carcerazione, che c’è chi è disposto a giocarsi fino all’ultimo respiro per lottare anche se imprigionato.
Se la magistratura italiana può arrestare per terrorismo e finanziamento ad Hamas persone che hanno fatto parte del grande movimento per la lotta a fianco del popolo palestinese, se può condannare Anan Yaeesh a 5 anni e sei mesi di carcere per aver lottato nella sua terra per la liberazione, entrambe indagini basate su informazioni e dati forniti dallo stato sionista occupante, se può tenere in carcere Ahmed per dei post sui social media, se può comminare in tutta Italia chiusure di indagini e avvio di processi per chi ha partecipato a questo periodo di manifestazioni, noi possiamo fare la nostra parte.
Non lasciarci piegare e rispondere in modo compatto, evitando di cadere nel loro tranello che divide i manifestanti in buoni e cattivi, o di credere nella buona fede della magistratura, dei processi e delle istituzioni democratiche.
Ma unirci dal basso, dare sostegno a chi è indagato e sopratutto a chi è incarcerato. I nuovi decreti sicurezza, quello già approvato e quello appena abbozzato, sempre più stringenti e mirati, formalizzano e ampliano procedure create in passato contro precise aree politiche, e le estendono potenzialmente a tutti coloro che non stanno al loro posto.
Arresti e indagini per terrorismo ce ne sono sempre state, ricordiamo i tanti e tante compagne e compagni indagati o condannati, e in particolare Alfredo Cospito, da 4 anni rinchiuso in quella tomba per vivi che è il 41 bis, per il quale a maggio si deciderà per il rinnovo o meno di questa tortura legale.
Ora che la platea dei possibili sovversivi si amplia, la maschera di accettabilità democratica mostra forse qualche crepa in più. La Palestina in questi 80 anni ci ha mostrato come lottare per la propria libertà insieme, senza arrendersi mai, anche quando tutto è in fiamme e il dolore è così tanto da non poterlo nemmeno immaginare.
Solidarietà ai detenuti e alle detenute nelle carceri israeliane
Solidarietà ai detenuti e alle detenute politiche nel mondo
Solidarietà alla resistenza palestinese e ai ribelli in tutto il mondo
Guerra alla guerra! Al fianco dei disertori di ogni fronte!